Patrimonioculturale.net


Home
Su
legislaz_statale
legislaz_regionale
normativa_internaz

Documentazione normativa

NORMATIVA  INTERNAZIONALE

 

I primi tentativi di tutela dei beni culturali (di proprietà  pubblica) in caso di conflitti armati – alla Conferenza di Bruxelles del 1874 e alle Convenzioni dell’Aia di diritto bellico del 1899 e del 1907 – previdero che i luoghi di culto e quelli adibiti a ricovero di opere d’arte e beni culturali dovessero, per quanto possibile, essere risparmiati in caso di bombardamenti, sempreché non fossero utilizzati a scopo militare.          

In tal modo la prima forma di tutela del patrimonio culturale si ebbe ad opera del diritto internazionale convenzionale, che si preoccupò  di assicurare tra le parti belligeranti sottoscrittrici delle Convenzioni - la protezione dei beni culturali nei confronti delle violenze perpetrate durante le guerre. Secondo il diritto consuetudinario di guerra la violenza bellica è, infatti,  liberamente esercitabile e non ne rimangono sottratti i beni appartenenti al patrimonio storico e artistico delle nazioni occupate.

     Nel  1947 il trattato di Pace di Parigi – memore delle città d’arte e dei monumenti distrutti dai bombardamenti aerei - regolamentò  la materia ispirandosi al principio della reintegrazione dei patrimoni culturali nazionali.

    

Negli anni Cinquanta fu indetta, a Firenze, una Conferenza generale dell’UNESCO preparatoria della III  Convenzione dell’Aja del 15 maggio 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato.

     In tale Convenzione è stabilito:

- che lo Stato detentore di patrimoni culturali di rilievo, prima di un eventuale conflitto,  si deve preoccupare affinché non siano realizzati insediamenti militari vicino ai monumenti più  importanti e affinché i beni facilmente trasportabili siano messi al riparo in rifugi soggetti a “protezione speciale” (rifugi iscritti, ad opera dell’Unesco, in apposito Registro internazionale)  ;

- che lo Stato occupante non deve sottrarre beni culturali e deve cooperare con lo Stato occupato per la protezione di tali beni.

- che il conferimento dello status di garanzia per i beni degli Stati occupati è esteso al personale di custodia.

 

 

        La Convenzione di Parigi del 1972 (stipulata nel corso della Conferenza generale dell’UNESCO) concerne la protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale , minacciato dal degrado e dalla distruzione provocati dalla stessa evoluzione della vita sociale ed economica.

      La Convenzione del 1972 (ratificata con legge 6 aprile 1977 n. 184)     introduce la nozione di beni del “patrimonio culturale” (e del patrimonio naturale) che, se presentano un “interesse eccezionale”, devono essere conservati come parte del patrimonio di tutta l’umanità. La “tutela” del patrimonio culturale (e  naturale) di “valore universale eccezionale” diviene, quindi, compito di tutta la collettività internazionale la quale integra ed assiste, tecnicamente e finanziariamente, ove necessario, lo Stato interessato.

        Nella Convenzione Unesco del 1972 viene   affermato il principio che tutti i popoli del mondo sono interessati alla conservazione dei beni culturali, perché hanno in comune i valori di civiltà . Quindi tutta la collettività  internazionale deve partecipare alla  tutela dei beni culturali, resa oggi più  urgente dall’aggravarsi della minaccia della loro distruzione sia per degrado naturale, sia per effetto dell’evoluzione della  società  e dell’economia.

      Nella Convenzione si appresta, anche tramite l’UNESCO (agenzia delle Nazioni Unite) un’assistenza collettiva che  possa sopperire all’ insufficienza delle risorse economiche, scientifiche e tecniche  del paese nel cui territorio sono i beni da salvaguardare.

   La Convenzione distingue un  patrimonio culturale  - monumenti (opere di architettura, scultura, pittura, strutture archeologiche) complessi (gruppi architettonici validi per la loro unità), siti (opera dell’uomo o dell’uomo e della natura, zone archeologiche) e un patrimonio naturale (monumenti naturali costituiti da formazioni fisiche, biologiche, geologiche e zone costituenti habitat di specie vegetali o animali minacciati).

   Il Comitato intergovernativo del patrimonio mondiale redige un «Registro internazionale dei beni culturali  sotto protezione speciale» cioè una lista del patrimonio mondiale dove ogni anno vengono inseriti, sulla base di elenchi proposti degli Stati membri firmatari, ambienti naturali o culturali di cui fanno parte tutti i maggiori beni di interesse artistico e storico e tutti i maggiori monumenti internazionali. Il  registro viene continuamente aggiornato dal Direttore generale dell’UNESCO.

    Lo scopo del “Registro” non è quello  di proteggere non tutti i beni   che  rivestono un interesse culturale ma soltanto quei beni culturali che oltre ad valore universale eccezionale sono unici al mondo.

      Ogni Stato partecipante alla Convenzione può  avanzare richiesta di assistenza internazionale per i beni inclusi nell’elenco. Il Comitato dispone anche di un fondo denominato Fondo del Patrimonio mondiale al quale confluiscono i contributi volontari e obbligatori degli Stati membri.

 

Altre convenzioni internazionali si affiancano alla Convenzione UNESCO del 1972:

-   la Convenzione europea per la protezione del patrimonio archeologico (Londra 1969);

- la Convenzione per la salvaguardia del patrimonio architettonico d’Europa (Granata 1985, ratificata con legge 15 febbraio 1989 n. 93);

- la Convenzione europea del paesaggio (Firenze 2000, ratificata con legge 9 gennaio 2006 n.14);

-   la Convenzione per la protezione del patrimonio culturale sommerso (Parigi 2001);

- la Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale (Parigi  2003, ratificata con legge 27 settembre 2007 n. 167);

- la Convenzione sulle protezione e promozione delle diversità delle espressioni culturali (Parigi 2005, ratificata con legge 19 febbraio 2007 n. 19).